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Mostri, Santi e Ninfe: inizia il nostro tour del Lazio!

Sacro Bosco o Parco dei Mostri o Villa delle Meraviglie, Bomarzo (Viterbo).
Esteso su tre ettari, in un bosco di conifere e latifoglie, entrate in un parco misterioso, un luogo straniante ed enigmatico popolato di sfingi, orchi, draghi, animali esotici, divinità e figure mitologiche gigantesche modellate nelle pietre di basalto, di sedili ed obelischi recanti incisioni e motti evocativi  a tratti indecifrabili, di architetture impossibili, case pendenti, antri spaventosi: entrate nel Sacro Bosco!
Voluto e progettato dal principe Vicino Orsini e dal grande architetto Pirro Ligorio nel 1552 il Parco dei Mostri di Bomarzo (VT) è un’opera unica che trasgredisce tutte le consuetudini razionali, svincolato da ogni rapporto prospettico o coerenza di proporzioni, un susseguirsi di simboli che ancora oggi sfuggono ad una interpretazione univoca, una storia scritta nella roccia in cui entrare fisicamente ed intellettualmente.
Percorso iniziatico o luogo incantato voluto dal Principe Orsini per il piacere suo personale ed altrui il fascino della Villa delle Meraviglie resta intatto anche se le sue opere portano i segni del tempo passato.

Santuario del Sacro Speco, Subiaco (RM).
Costruito intorno alla grotta (il Sacro Speco), situata sulla parete rocciosa del Monte Taleo, dove, all’inizio del VI secolo, San Benedetto da Norcia visse tre anni, solitario ed eremita, e nella cui oscurità trovò la luce dell’Ispirazione Divina, dove maturò il carisma e la spiritualità che lo portò a creare  le prime comunità monastiche, l’inizio di tutto il monachesimo occidentale, il Monastero di San Benedetto è uno spettacolare edificio sorretto da nove alte arcate a strapiombo sulla valle. Questo luogo suggestivo e mistico, è un vero gioiello incastonato nella roccia, un luogo ricco di storia, spiritualità, arte: dopo aver percorso una scalinata che attraversa un bosco di lecci si accede all’edificio principale: un complicato susseguirsi di ambienti (due chiese sovrapposte, cappelle, anche ricavate nella roccia del monte) ricoperti di decorazioni, affreschi di varie epoche (dalle opere bizantine del VIII secolo agli affreschi della scuola senese e umbro-marchigiana del XIV e XV secolo) tutti ben preservati che con la pavimentazione policroma in mosaico sono una vera esplosione di colori a dipingere temi sacri come la Passione di Cristo, la vita e le Opere di San Benedetto o a restituirci una prima immagine di San Francesco, ritratto ancora in vita, durante il suo soggiorno al Monastero del 1223-1224, privo di stimmate e aureola.

Il Giardino di Ninfa, Cisterna di Latina (Latina).
Monumento naturalistico, tra i giardini più belli al mondo per il New York Times, il Giardino di Ninfa è un luogo meraviglioso in cui la natura invade le rovine medievali creando scenari romantici d’ incanto. Situato dove sorgeva la ormai scomparsa cittadina medievale di Ninfa, che doveva a sua volta il nome alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, a cui qui i romani avevano dedicato un tempio, il Giardino di Ninfa è uno splendido esempio di giardino inglese: voluto alla fine dell’Ottocento dalla moglie di Onoraro Caetani, membro dei Caetani, la famiglia che dal XIII secolo ha detenuto, con alterne fortune, la proprietà di queste zone, Ada Bootle Wilbraham. Questa con i suoi due figli Gelasio e Roffredo si occupò di creare un romantico giardino in stile anglosassone: le paludi furono bonificate, restaurati e ripuliti in parte i ruderi dalle piante che li infestavano (tra questi il palazzo baronale che divenne la casa di campagna della famiglia), piantate le prime piante che lo popolano odiernamente (cipressi, lecci, faggi, rose). Il giardino fu così realizzato più seguendo la sensibilità ed il sentimento della famiglia Caetani piuttosto che una geometria stabilita, il suo disegno così come si evolse nel tempo con Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, e con sua figlia Lelia, ultima erede della famiglia, fu spontaneo, libero informale. Proprio quest’ultima fece del giardino un suo quadro accostando colori e lasciando le piante al loro naturale sviluppo.
Ora all’ombra delle rovine, scavalcando ruscelli con uno dei tanti suggestivi ponti, camminando accanto ad uno specchio d’acqua potete osservare una varietà di magnolie decidue, betulle, iris ma anche passeggiare sotto aceri giapponesi, ciliegi e meli ornamentali in fiore (spettacolari in primavera) o ammirare le piante tropicali, avocado, gunnera manicata del Sud America, banani qui presenti e coltivati grazie al clima mite di Ninfa. Piante ed arbusti casa per più di 100 specie di uccelli, un luogo dove incontrare la natura e la storia.

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