Territoriamo. Storie del Nostro Paese


La rubrica con cui Decò vuole farti scoprire la storia delle migliori realtà imprenditoriali italiane che, partendo dalla nostra terra, portano la qualità tipica italiana ad essere riconosciuta in tutto il mondo.

Castello del Matese (CE) • Campania
Cooperativa Agricola • Falode

Il latte ti inizia... il formaggio ti accompagna...
I Monti del Matese da tempo immemore sono popolati dai pastori e dalle loro greggi. In questo scenario idillico e bucolico, contraddistinto da faggete secolari, bacini lacustri d’origine carsica, profondissime cavità ipogee ed erbaie scoscese, si colloca la Falode. Cooperativa di pastori transumanti che all’inizio degli anni ottanta hanno deciso di interrompere la tanto sfiancante pratica del nomadismo stagionale per poterrsi adattare alla crscente richiesta di prodotti custodi di tradizioni millenarie, la Falode produce formaggi e salumi d'alta quota, sia in senso geografico che qualitativo. Dalla semina del foraggio fino al confezionamento del formaggio, nel raggio di 2 km si chiude l'intera filiera produttivadi una varietà di formaggi caprini, vaccini ed ovini, freschi, scamosciati, stagionati, aromatizzati e affumicati. Sin dall’inizio dell’impresa si è voluto dare risalto al favoloso latte delle bovine di razza Bruna Alpina che grazie alla presenza delle proteine k-caseina BB che garantisce una resa casearia maggiore e alla beta-caseina AA che contraddistingue la maggiore digeribilità del latte.
Oltre alle produzioni gastronomiche, la Falode offre la possibilità di degustare i propri nprodotti al ristorante e soggiornare ai piedi del Monte Gallinola.

Atripalada (AV) • Campania
Azienda Vinicola • Mastroberardino

“Sei veramente gelida, Bice, se ieri sera nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti”.
Così si legge in uno dei meravigliosi affreschi delle domus pompeiane, a testimonianza della antichissima storia che lega indissolubilmente questo nobile vitigno al terroir campano. Le prime testimonianze scritte della sua presenza in Campania, dapprima lungo le pendici del Vesuvio, risalgono al I secolo a.C., periodo in cui venne innestato dai coloni greci della Tessaglia. A narrare è Plinio il Vecchio, nel suo celebre Naturalis Historia: “In verità il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta”. Nel corso dei secoli, il Greco inizia un lungo cammino verso le zone vitate della provincia di Avellino alla ricerca del suo microclima ideale che, finalmente, trova in un fazzoletto di terra di soli 61 chilometri quadrati che cinge i colli d’Irpinia, accarezzando il corso del fiume Sabato tra i boschi di macchia appenninica e imponenti banchi di tufo. Eppure, nel corso del novecento, il dramma della seconda guerra mondiale e le avverse vicende della viticoltura campana hanno condotto questo nobile testimone della storia ad un passo dall’eclissi. Alla famiglia Mastroberardino si deve il recupero e il rilancio del vitigno Greco, dapprima salvato da una estinzione certa e poi condotto alla notorietà in Italia e nel mondo attraverso una ferrea dedizione alla sua vinificazione in purezza. La denominazione attuale di questo grande vino si deve al piccolo borgo di Tufo, figlio dell’origine geologica del terreno su cui sorgono le case e le vigne, centro dell’areale di produzione del Greco di Tufo DOCG.
“Il più rosso di tutti i bianchi d’Irpinia”, così Antonio Mastroberardino amava raccontare il Greco di Tufo agli appassionati di ogni dove per sottolinearne l’incredibile longevità e il potenziale di affinamento. Un vino caratterizzato da grande freschezza e armonia, un giallo paglierino che si fa più intenso con l’affinamento in bottiglia, un inconfondibile bouquet di frutta gialla, dalla pesca all’albicocca, e un carattere minerale e sapido che l’hanno fatto conoscere ed amare in tutto il mondo.