Champagne, spumante e Prosecco: storie di bollicine


Ideali per l'aperitivo, protagonisti di feste e occasioni speciali, serviti rigorosamente freddi, non ghiacciati, in bicchieri a stelo lungo.

Champagne
Proveniente solo da determinate zone della regione del nord-est della Francia da cui prende il nome, lo Champagne è prodotto da 9 vitigni autorizzati di cui i 3 principali sono chardonnay, pinot noir, pinot meunier.
Un metodo di produzione lento ed elaborato, fatto di molte fasi, che negli anni si è affinato fino all’attuale metodo Champenoise o metodo Classico, che prevede una doppia fermentazione del mosto, la prima nei tini, la seconda nelle bottiglie dopo l’aggiunta di zuccheri e lieviti selezionati. Più si lascia a riposo più la sua qualità risulterà migliore.
Attraverso le investiture dei reali di Francia, lo Champagne è diventato uno degli status symbol più riconoscibili della cultura contemporanea.

Spumante
Esistono disparati pareri sulle origini dello Spumante: alcuni ritengono che sia nato in Francia, ma ci sono fonti che testimoniano il suo uso e consumo già durante l’Impero romano. Non si trattava del vero e proprio spumante attuale ma di un suo predecessore analcolico Bolle Emiting. Nel corso del tempo, mediante l’utilizzo di nuove tecnologie, tale bevanda arrivò ad acquisire un gusto e qualità superiori, fino ad arrivare al Rinascimento, quando assunse la nota denominazione di «spumante», letteralmente «creare schiuma».
La produzione può prevedere l’utilizzo di differenti tipologie di uva dando vita, di volta in volta, a prodotti che soddisfino i gusti di tutti, anche se la tecnologia utilizzata per la fermentazione del mosto dell’uva è pressoché la stessa. Il primo Spumante italiano nasce nel 1865 frutto del lavoro dei fratelli Gancia.
Due sono i metodi principali utilizzati nella produzione del vino Spumante:
Metodo Classico, è il metodo della doppia fermentazione del mosto così come lo Champagne. Questo metodo oggi in Italia vanta produzioni di eccellenza come i Franciacorta ed i Trento DOC.
Metodo Charmat (detto anche Martinotti, in onore del suo ideatore), è il più comune nella produzione industriale. Al vino base tranquillo, messo in grandi contenitori d’acciaio a tenuta di pressione, vengono aggiunti dei lieviti e delle sostanze zuccherine le quali attivano la rifermentazione che permette la formazione delle tanto amate bollicine (anidride carbonica) e l’aumento, di poco, del grado alcolico. Una volta imbottigliato viene lasciato in cantina per circa 9 mesi.

Prosecco
Uno dei vini più amati da noi italiani il Prosecco ha una storia antica e non meno prestigiosa rispetto al “rivale” francese. Questo vino è amato dalle “genti italiche”, e non solo. Infatti il nome Prosecco appare per la prima volta nelle cronache grazie ad un gentiluomo inglese, Bynes Moryson, che nel finire del XVI secolo durante i suoi viaggi in Italia descrisse e degustò “il vino Pucinum, ora chiamato Prosecho”, nome che perdura ancora oggi, per questo vino dal colore giallo paglierino, dall'odore fine e dal sapore fresco, prodotto in gran parte del Veneto e Friuli Venezia Giulia. Un successo dovuto anche al perfezionamento dei metodi di produzione più rapidi, e di conseguenza economici, rispetto allo Champagne. Il Prosecco si produce con il metodo Charmat o Martinotti così come lo Spumante.